lunedì 17 maggio 2010

Once Upon a Time c'era


un cavallo buckskin (hanno quel nome perchè il loro manto è il colore della pelle di daino quando è lavorato morbido - quel palomino chiaro) che faceva parte della mia vita. Appassionata di cavalli si potrebbe dire nella mia vita c'era stata sempre un equino quando non c'erano anche 2 o 3 come nel periodo che avevo Buck, suo nome. Era un cavallo non tanto giovane, diciamo, sulle 13 anni e neanche tanto grosso, magari solo 13 palmi fino al garese (un palmo è la misura della mano in orrizzontale che viene messo in terra e una mano sopra l'altra fino alla cima della spalla [garese appunto]) ma di charattere dolce e buono. Lui era per me libertà. Quel tipo di libertà che viene dal andare via dal solito vivere di tutti i giorni partendo con lui per lunghe passeggiate o soltanto stando con lui al pascolo mentre guardavo le nuvole.

Era un mondo di salutare lavoro pulendo il suo box con fieno pieno per lettiera, mettendo il cibo e acqua nella sua ciotola, assicurando che lui fosse pulito e felice come possono esserli i cavalli amati e ben curati. C'era da spazzolarlo, curare i zoccoli, tagliare via i nodi dalla criniera e la coda. Poi gli attrezzature di cuoio da pulire, ingrassare e lasciare in ordine. Tutte responsabilità mie perche anche questo faceva parte della mia vita in quel epoca. Imparare attraverso responsabilità. Sembra un mondo lontano ma fortunatemente l'ho vissuto io e ha funzionato.

Mi ricordo tante storie di noi due...come la volta che era al pascolo e io che avevo voglia di fare un giretto vado verso lui con la sella. Logicamente con carota in tasca come sempre. Lui arriva, mangia la sua carota, io lo sello e poi stiamo un po a guardarci negli occhi. Salgo in sella con tutta grazia. Al tempo ero capace a saltare sulla sua schiena senza mettermi i piedi nelle staffe. Lo vedete una cosa del genere? Vero però. Da giovanni siamo tutti piu agili. Dopo un po di giri intorno al pascolo per riscaldarci ho dato il segnale di partire un po di di corsa e mi sono trovata ancora in sella ma con la testa che toccava terra. Sembra che il giovanotto aveva tentuta un bel po di aria nella pancia mentre tiravo stretto il sottopancia, una cosa che non faceva mai fra altro, e quando ha fatto un po di movimento ha lasciato andare aria e la sella ha scivolato verso il basso con me attaccata. Lui si è fermato, ha girato la testa verso me, che ero in presa ad una riderella incontenibile, e mi ha guardato come per dire 'e tu cosa fai laggiù?'. Dovete sapere che solitamente i cavalli che tratengono il respiro mentre li selli vanno dato una leggera ginocchiata alla pancia dietro la sottopancia. Facendosì, devono per forza mollare l'aria e riesci stringere ancora un po la sottopancia. Nel nostro caso non l'avevo fatto perche lui non lo aveva mai fatto. Niente danni però. Ho levato la sella, rimesso tutto in ordine e siamo partiti per la nostra cavalcata.

Altra esperienza esilirante era quando avevo deciso di fare un po di salti e meno male neanche tanto alti. Sembra che alla seconda il ragazzo non era deciso sul balzare oltre la barriera e invece di fare il balzo insieme, l'ho fatto io per prima tenendo le redini in mano. La scena era piu o meno questo - lui piantata sulle gambe davanti con la testa che sporgeva oltre la barriera che sembrava voler vedere dove ero andato io ed io dal'altra parte sdraiata per terra, questa volta non in preda ad una risata perche svuotata di colpa di aria non avevo la forza che guardavo lui che mi rimproverava 'ma non avevi mica tenuta abbastanza strette le ginocchie e poi le mie orrechie non erano in avanti e tu lo sai che le mie orrecchie indietro vuol dire che non avevo intenzione di provarlo quel salto'. Comunque niente danni neanche allora se non conti la figura mia.

I danni però una volta c'erano perche mi ha rotto tutte le dite dei piedi quando da uno spavento si è balzato in aria e ha atterrato sulle mie ditta. Non vi dico che male. Un gonfiore terribile pure. In fatti anche oggi ho le ditta dei piedi piuttosto malconcie. Però queste cose fanno parte del avere un cavallo e chi ne ha avuto uno sa che le storie sono piu quelli di amore reciproco che non di danni.

Come la volta che ci eravamo persi. O meglio mi ero perso con lui. I cavalli non si perdono mai ma chi è in groppo sì e percio il da farsì è semplice. Lascia andare il cavallo e lui ti porta a casa. Mi ha sempre portato a casa lui e sempre con grandissimo amore.

Come quando è stato male e abbiamo dovuto darlo birra e medicine per far sì che la pancia smettesse di gonfiare. Birra, melassa, medicine e tanta pazienza. A lui piaceva da matti la birra specialmente con la melassa e in questo modo potevamo farlo prendere le medicine che facevano sì che la sua pancia sgonfiasse. Ogni tanto i cavalli hanno delle colliche dal mangiare perche non possono fare i ruti. Ovviamente ha mangiato troppo di corsa, il cibo è andato un po di traverso e le si è gonfiato lo stomaco. Brutta situazione risolto con la suddetta cura. Dopo un po di ore il cibo ha fatto il suo corso e uscendo dal altra parte è riuscito liberarsi del maloppo. Tante grazie.

Ha vissuto con me per tanti anni Buck. Però ad un certo punto nella mia vita tutto cambiò e l'ho dovuto vendere. Spero che ha vissuto gli ultimi anni della sua vita felicemente. Aveva quasi 19 anni quando ci siamo separati. Nella mio studio ho una foto di me in groppa a lui - quel onceuponatime di tanni anni fa quando lui era la mia libertà!

2 commenti:

  1. Cara Puddin...
    anche noi avevamo il cavallo...ne ricordo due, uno biondo e rosso, irlandese, potentissimo, che serviva per il lavoro nei campi, ma un'altra cavalla sfortunata, che era stata scartata dall'allevatore, perché malata e non più adatta a generare cavalli di pregio (era una scuderia famosa, che ha avuto un grandissimo cmapione, che aveva il nome della mia cittadina, dopo di lui ci fu Ribot!), che mio padre ha curato ed è stata la cavallina per il calesse...e su questo calesse ebbi un'avventura con un'amica..l'ho pure raccontato anch'io, nel blog...tengo questi storie in "strettamente personale"!!!!
    Che bello trovare anche da te questi racconti di vita all'aperto, di rapporti intensi con le creature-animali!!!

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  2. Vivere in campagna ora per me è un tesoro guadagnata con la maturità. Prima era come detto la libertà permesso da questo tipo di vita. Ormai non posso farne a meno della libertà. Anche con tutto il lavoro che porta. Vedo che ci sono tante cose in comune nelle nostre vite.

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